martedì 19 maggio 2009

x-factor: addio a morgan (e alla ventura)



a quanto pare non sono il solo ad aver scritto critiche amare sulle performance live di marco castoldi. oggi, sul giornale di vicenza, rosarita crisafi pubblica un articolo titolato 'morgan nella vertigo della mediocrità' in cui recensisce il concerto per piano solo ai giardini dell'astra.

ho amato la sua musica. e anche il suo modo di fare musica. ho amato le sue canzoni. insomma, coi bluvertigo (prima) e nella carriera solista (poi), morgan l'ho sempre ascoltato. e apprezzato. infine x-factor, che lo ha trasformato in un personaggio popolare più di quanto avesse fatto il matrimonio con asia argento. gli effetti di questa trasformazione sono evidenti ai fan di vecchia data. delusi, manifestano anche sul forum di castoldi il proprio disappunto. ma non sono i soli.

morgan, poi, avrebbe dovuto lasciare x-factor. ma il suo abbandono non può sommarsi all'annunciata partenza di simona ventura. il programma ne uscirebbe a pezzi. quindi si fa dietrofront: morgan e maionchi restano, simona no. e così sia.

ora approfitto dell'occasione per riproporre la mia recensione al concerto del marzo scorso a prato ('tra un x-factor e l'altro, morgan accenna romagna mia e si scorda d'esser grande') e un video di quella serata (altri sono disponibili su youtube facendo click qui).

PRATO - Un Morgan irriverente si prende gioco del pubblico televisivo che assiste ai suoi concerti. Tra inettitudine e fanatismo, una platea prevalentemente femminile esalta il fondoschiena di Castoldi trascurando ciò che per cui il teatro di Prato s'è fatto pieno: la musica. Morgan ha talento. Ma tra questo e un 'concerto' degno d'esser definito come tale c'è, ahinoi, la televisione. Così tutto è stravolto e rivoluzionato. Il pubblico diventa quello di uno stadio e applaude a prescindere. Morgan lo sa. E tra un eccesso di virtuosismo e l'altro tira alla meno, consapevole che la platea applaudirà comunque vada. E nonostante il talento, il concerto si trasforma in una serata di pianobar che fa rimpiangere i Bluvertigo...

Morgan si diletta col pianobar. Sia chiaro, è musica da far invidia ad Allevi. Ma quello visto al Politeama Pratese, giovedì scorso, è il Marco Castoldi nella versione 'televisiva'. Forse la peggiore. Un Morgan sciupone, improvvisato, a tratti pure noioso. Talento, genialità e creatività non mancano. Guai a dire il contrario. Tutte queste doti sono 'innate', quindi esistono in lui a prescindere. Ma qui vengono riposte quasi a caso, qua e là, fra i tasti bianchi e neri.

La severità attenta e costruttiva del giudice di X-Factor si frantuma di fronte allo spettacolo che Morgan offre di sé. Ha davanti un pianoforte nero. E, a fianco, una platea gremita pronta ad applaudirlo. Fin qui niente di male. Se non fosse che quella stessa platea è formata per lo più dal pupplico televisivo. Anzi, il pubblico televisivo di X-Factor. Un pubblico sovrano (o 'sottano') che applaudirebbe a priori. Non la musica, ma il 'personaggio' Morgan.

Lui sembra saperlo. E nel concerto per 'piano solo' inserito nella rassegna 'Autori in musica' sembra far leva sul potere mediatico e divino che la tivù è capace di creare. Ottenendo quindi il massimo risultato col minimo sforzo. Ad assistere al concerto ci sono per lo più teeneger attese all'uscita dai genitori. Platea e galleria sono affollate da donne. Femmine di ogni età, apparentemente innamorate e pronte a tutto. Perfino a gridare 'che bel culo che hai!' nel bel mezzo dello spettacolo.

Morgan, dal canto suo, si compiace. O almeno dimostra di apprezzare. Attacca con Fabrizio De André citando (musicalmente, e non a caso) la colonna sonora di 'Profondo Rosso'. Passa attraverso il cantautorato italiano e lo farcisce di brani d'élite, fintamente selezionati a caso. Dai Nirvana ai Beatles. Accenna pure una 'Romagna mia' chiesta dal pubblico, e pizzica le corde del piano trascurando i tasti prima di intonare, in un medley inaspettato, 'Pippo non lo sa'.

Geniale, non c'è che dire. Ma il pubblico, quello meno televisivo, oppure semplicemente quello più attento e critico, si sente un po' preso in giro. Perché la selezione di brani d'autore e i virtuosismi che l'accompagnano suonano come una provocazione. Morgan compie errori d'intonazione o di tempo, ben camuffati dai suoi prodigi sui tasti. In questo, diciamolo, ci sa fare. Ma la sensazione è di assistere a uno spettacolo di pianobar (seppure eccellente) improvvisato. O quasi.

Se scriviamo questo è perché Morgan, alla fine, lo conosciamo bene. Da molto prima che fosse risucchiato dal tubo catodico. Abbiamo assistito a molti concerti dei Bluvertigo nella seconda metà degli anni Novanta. E quella, ammettiamolo, era tutta un'altra storia. La musica, la sperimentazione, l'idea d'insieme, be', rendevano qui giovani lombardi poco più che ventenni l'essenza del rinascimento musicale italiano.

Ora c'è chi vive di rendita (e di popolarità acquisita) sfrozandosi, di fronte al pubblico 'vero', non più di tanto. Sappiamo che Morgan non è 'solo' questo. E, uscendo dal teatro, vien da pensare che forse a un concerto di Giovanni Allevi non assisteremo mai. (loschermo.it)

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